D’Aquino vs Demaria

Da parte dei filosofi tomisti c’è uno scontro automatico, quasi un  “ribrezzo” del realismo dinamico, “ribrezzo” che ha la sua origine profonda nelle  cause dell’essere.

Le cause dell’essere

Il superamento della metafisica aristotelica prodotta da S. Tommaso nasce da un punto piccolissimo e nuovo che entra a costituire la sua ontologia: “L’esistenza non me la sono data da me!

Scrive infatti Tommaso D’Aquino.

Le proprietà di un ente o derivano dai princìpi propri della sua natura, come per l’uomo la capacità di ridere, o dipendono da un qualcosa di esterno, come la luce nell’aria dipende dall’influsso del sole. Non è però possibile che l’esistenza stessa dipenda dalla forma o dall’essenza di un ente come da causa efficiente, perché così un ente risulterebbe essere causa di sé stesso e produrrebbe la propria esistenza, il che è impossibile. E’ pertanto necessario che tutte queste realtà in cui l’esistenza è distinta dalla propria natura ricevano tale esistenza da un principio esterno (ab alio).”1

Ad un lettore molto disattento Tommaso Demaria sembra affermare esattamente il contrario e proprio per questo uscire dal Tomismo .

Scrive infatti Tommaso Demaria circa la causa efficiente:

«Ma per l’ente dinamico è il rovescio. La causa efficiente dell’ente dinamico come tale, è perciò causa dinamica anch’essa, è intrinseca all’ente dinamico stesso.2»

SEMBRA che tra Tommaso Demaria e Tommaso D’Aquino vi sia uno scontro più che un incontro, ma non è così. Per comprendere la differenza che consente l’unità metafisica occorre aver presente la struttura essenziale realista.

Essenza archetipa, reale.

EssenzaArchetipa&RealeLa distinzione tra i diversi principi costitutivi dell’essenza è semplice e intuitivo: basta osservare un casa costruita dove essi coincidono, e una casa in costruzione dove essi sono ancora distinti. EsssenzaReale+EssenzaArchetipaOsservando la casa durante la costruzione vedo bene che si sta costruendo una casa ma l’essenza reale ( la sua storicizzazione) non è ancora presente in modo completo. Partendo da questo esempio possiamo generalizzare dicendo che l’ente da costruirsi ha un’essenza archetipa, mentre la sua presenza nel reale è appunto l’essenza reale. La presenza nel reale di archetipa&reale determina l’essere.

Differenti riferimenti, unità reale

I due autori si riferiscono a due princìpi costitutivi diversi diversi dell’essenza.

Tommaso D’Aquino si riferisce all’essenza archetipa che si può definire così

«L’essenza archetipa così intesa potrebbe pertanto venire definita così: id quo in mente Dei Creatoris …»3

e in questo caso nei confronti della causa efficiente dell’essenza archetipa essa può essere solo esterna.

Tommaso Demaria invece si riferisce all’essenza reale :

«Ed è a tale ente che diamo precisamente il nome di ente dinamico, definendolo tecnicamente così: l’ente dinamico è l’ente la cui essenza (reale) ancora non è ma attivisticamente si fa ( ens cuius essentia activistice fit).»4

Non c’è quindi contraddizione ontologica tra Tommaso Demaria e Tommaso D’Aquino: anche nell’ente dinamico la causa efficiente dell’essenza archetipa  è esterna.

Nessuna differenza.

L’essenza archetipa del dinamismo essenziale è l’organismo

E qual è quell’ente la cui essenza archetipa  è generata da una  causa incausata ma la cui essenza reale si storicizza per propria virtù?

Ontologicamente può essere solo l’organismo in quanto tale, perché storicizzarsi per propria virtù corrisponde ad  essere vivi e autocostruirsi, o nell’esistenza o  nell’essenza reale. Vivi come la Vita che ci ha creato. Ma questa è un’altra storia in cui la vita entra a titolo proprio nell’universo5 ontologico, una storia bella ma troppo lunga da raccontare.

«…. Muovendo dalle cose create, l’uomo giunge alla conoscenza dell’esistenza di Dio, ma gli rimane il desiderio di conoscerne la natura. Per vedere Dio è necessario che la sua stessa essenza diventi forma dell’intelletto. Solo il lume della gloria dà l’accesso alla «società dei beati contemplatori di Dio» 1. Apocalisse, 21.23. 2. Prima lettera di Giovanni, 3.2. lume o luce. E questa è la luce, della quale si dice: «la gloria di Dio l’ha illuminata»1 , cioè la società dei beati contemplatori di Dio. In forza di questa luce i beati diventano deiformi, cioè simili a Dio, secondo il detto della sacra Scrittura: «quando [Dio] si manifesterà, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è» .»6

La sua stessa essenza ( la Vita) deve diventare forma dell’intelletto ( la vita).

19.4 la distinzione fra essenza ed esistenza

1. Comprendere un’essenza significa cogliere gli elementi che la caratterizzano. Dunque, tutto ciò che non è necessario per comprendere l’essenza è un qualcosa che le si aggiunge dall’esterno e che entra in composizione con essa.

E’ possibile invero pensare una essenza e contemporaneamente non sapere nulla circa la sua effettiva esistenza: posso infatti capire cosa sia un uomo o una fenice e tuttavia ignorare se nella realtà esistano davvero. E’ pertanto evidente che l’esistenza è qualcosa di diverso dall’essenza, tranne che nel caso di un ente la cui essenza coincida con l’esistenza, ma di un tal genere può essercene uno soltanto, cioè il primo ente in assoluto….

Le proprietà di un ente o derivano dai princìpi propri della sua natura, come per l’uomo la capacità di ridere, o dipendono da un qualcosa di esterno, come la luce nell’aria dipende dall’influsso del sole. Non è però possibile che l’esistenza stessa dipenda dalla forma o dall’essenza di un ente come da causa efficiente, perché così un ente risulterebbe essere causa di sé stesso e produrrebbe la propria esistenza, il che è impossibile. E’ pertanto necessario che tutte queste realtà in cui l’esistenza è distinta dalla propria natura ricevano tale esistenza da un principio esterno (ab alio).

Poiché ciò che esiste in virtù d’altri implica un riferimento a ciò che esiste di per sé stesso come alla causa prima, è necessario che esista qualcosa che, in quanto esiste di per sé, sia causa dell’esistenza di tutto, viceversa nel risalire di causa in causa si finirebbe col procedere all’infinito….

da S. Tommaso d’Aquino, De ente et essentia, Ed. Marietti

» S. Tommaso d’Aquino,Introduzione alla filosofia-testi-,I.S.S.R. SAN PIETRO MARTIRE VERONA Verona 2015, 9, 9 Filosofia e Teologia. La Scolastica , § 9.4 la distinzione fra essenza ed esistenza n°/p. ].

2Tommaso Demaria, Realismo Dinamico, Parte seconda: La realtà Storica come ente dinamico, Capitolo 6 Causa efficiente e finale, pag. 49

3 Tommaso Demaria,1 ONTOLOGIA REALISTICO DINAMICA,Costruire Bologna 1975 [parte seconda ‘dell’ente dinamico,[ [ I Ente dinamico ed ontologia [ , § 3 – Essenza archetipa, reale e concettuale n°/p. 163 ].

4«Si tratta di un dato di esperienza di importanza eccezionale. Il coglierlo, senza vanificarlo o equivocarle, ci porta alla scoperta della categoria ontologica che cercavamo: la categoria dell’ente dinamico. Con la casa in costruzione ut sic, ci troviamo di fronte all’ente che ancora non è già bell’e fatto, ma si fa attivisticamente nel tempo e nello spazio fin nell’intimo del suo essere e cioè nella sua stessa essenza reale. Ed è a tale ente che diamo precisamente il nome di ente dinamico, definendolo tecnicamente così: l’ente dinamico è l’ente la cui essenza (reale) ancora non è ma attivisticamente si fa ( ens cuius essentia activistice fit).» Tommaso Demaria,De Ecclesia,Pontificium Athenaeum Salesianum Torino 1961 [PER UNA ECCLESIOLOGIA ORGANICA,[ [ IV ORGANISMO STORICO E REALISMO DINAMICO [ , § 3. Ente dinamico e realtà storica. n°/p. 354 http://www.organismodinamico.it/wp-

5«Così la vita fa il suo ingresso ufficiale nella metafisica dell’essere creato appartenente al nostro universo. E lo fa, a titolo dell’essere che le è proprio e a cui appartiene essa stessa: e cioè a titolo dell’organismo, e non più come una appendice cosmica della sostanza. Sarà un ingresso inoltre che pone lo stesso organismo al suo giusto posto nel sistema metafisico dell’essere, che è appunto quello che precede la divisione dell’ente creato in statico e dinamico.» Tommaso Demaria,3 LA REALTA’ STORICA COME SUPERORGANISMO DINAMICO,Costruire Bologna 1975 [,[ [ I Teoria dell’organismo [ , § 6 – Sbocco metafisico dell‘organismo n°/p. 38 – 39 ].

6 S. Tommaso d’Aquino, Lezioni di storia della filosofia- Summa Tologiae, Zanichelli Bologna 2010[La Filosofia Scolastica,41 Se l’intelletto creato per vedere l’essenza di Dio necessiti di un qualche lume creato, § p. ].

Metafisica realistico dinamica dinontorganica con particolare riferimento alla Dottrina Sociale Cristiana

Dal Joint Project PReSI alle Tecnoscienze  Sviluppi e Applicazioni della Metafisica Realistico Dinamica Iniziative in corso e prospettive (Verona 5 maggio 2018)

Di Roberto RoggeroRobertoRoggero1

Ho conosciuto Tommaso Demaria perché mio fratello Piergiorgio  mi ha parlato di tale Tommaso Demaria. Ho frequentato il Centro Toniolo di Verona con don Gino Oliosi e Gaetano Peretti, Gaetano Bellorio, Stefano Fontana, … e il prof. Tommaso Demaria ovviamente. Ho scoperto  così, quarant’anni fa, che esisteva una terza via.

La mia gioventù era un’epoca di contrapposizione marxismo e capitalismo, per cui parlando di terza via  ero l’unico cretino che “prendeva parole” da entrambi gli schieramenti.

Sono un “Ontotecnico” (nome che mi ha dato Luca al momento della sua laurea ossia mi occupo di creare strumenti ontologici per uso “quotidiano”), non ho nessun interesse teologico, solo cerco di applicare alla mia vita laica la metafisica realistico dinamica. Per me il problema non era la religione, quella allora la si dava per assodata e regolata dal catechismo, il problema era ed  è la terza via  da applicare via via alla  Parrocchia, Pallacanestro, Costruzione dispositivi medici, Riabilitazione, Insegnamento, Auditor di sistema e Politica.

Tuttavia, ad un certo punto della mia vita le cose sono cambiate perché alla morte di Demaria qualcuno lo doveva sostituire … .DEMARIACdx

La sostituzione è una faccenda complessa, è come morisse Aristotele, non c’è nessuno alla sua altezza. Per quel che mi riguarda sono fissato con l’aspetto pratico della questione,   io Luca ( ora Dr. Cipriani) abbiamo scritto perciò (ed illustrato) un primo testo da presentare agli incontri romani del FAC.

Quella dell’”animatore” doveva essere una situazione provvisoria ma, come spesso succede,  alla fine sono rimasto prigioniero della metafisica realistico integrale e studiando la terza via dal punto di vista metafisico mi sono accorto di  continui richiami intrinseci alle logiche del vangelo.

Per esempio leggendo il vangelo scopriamo che il dinamismo essenziale della persona è spiegato perfettamente dalla parabola dei talenti, … l’aiuto reciproco dall’amore del prossimo …  l’unità tra persona e modello-tipo di sviluppo  corrisponde alla vite ed i tralci … Sia che si voglia costruire un’azienda, sia che si voglia essere cristiano quella logica lì la devo comunque usare … . Un “disturbo teologico” ma che con l’andar del tempo è diventato così  invadente da diventare utile …

Attorno al 2000 (in quegli anni insegnavo), per esempio, ho scritto  il testo  “L’uomo infinito”, come testo di studi per  studenti di Sistemi di Qualità che ha due versioni

  • una per atei, senza riferimenti al cristianesimo, solo struttura logico- metafisica-esperienziale
  • una per cristiani anche con riferimenti a passi biblici

La metafisica realistico integrale è scienza

La scienza metafisica è razionalità oggettiva non opinione o atto di fede; la metafisica come scienza  non inventa nulla, scopre: percepisce e  adegua costantemente  la sua percezione al reale.

Il suo sviluppo è tutto razionale: A=A, A≠B, tertium non datur. Per cui posto il punto di partenza A tutto va di conseguenza.
Se A=B e B=C allora C=A

Come mai questa continua sovrapposizione con il cristianesimo? Dal mio punto di vista era un po’ seccante. Mi sentivo un po’ “basabanchi” invece che scienziato.

La radice metafisico-teologica

Cosa hanno in più i cristiani  dei mussulmani o dei buddisti ?

Tutti siamo credenti ma “Il cristianesimo è la religione vera!” Affermazione da sparapanzarsi dal ridere. Se la religione si fonda esclusivamente su un atto di fede, il mio atto di fede vale quanto il tuo! Risultato: NON può esistere alcuna  religione oggettivamente vera.

Affermazione che  in sé sembra ineccepibile. Però, questa affermazione era  anche di  Demaria, persona onestissima e santa. … Come mai lo sosteneva?

La metafisica realistico integrale è una scienza coerente con il punto di partenza e abbiamo visto che è una scienza rocciosa (fondata sulla roccia).

Il punto di partenza di tutta la metafisica realistico integrale è che non mi sono dato la mia esistenza. Se lo avessi fatto sarei come Dio, sarei esistente da sempre e ovviamente non è così (san Tommaso).

Quindi con un atto di  ragione devo ammettere la presenza di qualcun altro che all’atto della creazione era vivo da sempre e “mi” ha creato …

Interessante quel “mi ha creato” perché la creazione è un’azione cosciente …  il pensiero razionale può fondarsi solo quando ammette che la Vita fonda tutto, perché era prima di ogni cosa creata. In questo caso  Vita  va scritta in maiuscolo perché “Vita in quanto tale”.

Ne segue che la Vita in quanto tale, ossia la consideriamo nella sua  Razionalità Interna Oggettiva, è il fondamento  necessario alla metafisica realistico integrale, scienza assolutamente razionale e coerente nella sua esplicitazione.

Però la Razionalità della Vita così considerata è anche il Logos! Logos che noi conosciamo come sorgente dell’intero Vangelo[1] col nome di Cristo (Civ). In 1Gv 1:2 è testualmente spiegato che quello che noi cristiani  testimoniamo è il  Verbo. “ la vita che si è fatta visibile”.[2]

Poiché entrambe le scienze si fondano sulla vita ne segue che nel cristianesimo ragione e fede si baciano: La religione Cristiana è l’unica religione metafisicamente vera perché una cosa non posiamo negare: sono vivo e la Vita in quanto Tale è necessaria alla mia ragione.

Per questo legame indissolubile  l’affermazione iniziale che affermava il cristianesimo come religione metafisicamente vera è corretta.

Se è vera la metafisica realistico integrale è vera anche la religione cristiana, l’una senza l’altra non può esistere perché la metafisica del reale impasta l’universo. La vita è necessaria alla ragione umana che “scopre” senza inventare l’universo e in questo senso la metafisica realistico integrale è ancilla ma in senso ontologico.

Con un immagine possiamo dire che Metafisica realistico dinamica e Metafisica-teologiateologia sono due piramidi che hanno in comune lo stesso vertice

Un identico fondamento (la Vita scritta in maiuscolo) e metodo e  un oggetto analogo,  portano le due scienze a coincidere nella logica delle rispettive conclusioni. Con una differenza

La metafisica realistico dinamica esplicita la vita nell’ente creato materiale che possiede  la vita (od organismo considerato in sé stesso).

La teologia esplicita la Vita  nel dato rivelato dell’ente increato operata da Cristo.

Metafisica dinamica o metafisica dei criteri di sviluppo

Ecco spiegato come mai tra i piedi avevo tutte quelle coincidenze quando studiavo la Realtà Storica: si trattava sempre della vita, maiuscola o minuscola che fosse.

Ma io sono rimasto sempre l’”ontotecnico Roberto” quello che cerca come realizzare  il nuovo modello di sviluppo e dopo queste prime  considerazioni  è ovvio che la terza via deve avere al centro, anzi può discendere solo dalla costruzione della vita. Ma come si fa a calare nella pratica l’organicità (= la vita creata)?

Innanzitutto va costruita attraverso l’azione umana ma non più casuale. Vanno scelti nuovi criteri di sviluppo per il nostro agire di umanità. È necessario che la logica della costruzione organica si trovi nei princìpi che regolano la  costruzione del concreto.

Trascendentali dinamici

Che cosa presiede la costruzione del concreto?

Nel mondo normale per costruire si usano strumenti che si chiamano  criteri di sviluppo, mentre nella Chiesa si parla di Princìpi della Dottrina Sociale Cristiana.

Un nome comune a entrambe le realtà è il nome metafisico di trascendentali dinamici: essi incarnati nella Chiesa  prendono il nome di Princìpi e invece incarnati in  Modello di sviluppo socio economico[3] prendono il nome di Criteri di sviluppo.

Ovviamente, vista l’identica radice nella Vita, princìpi e criteri di sviluppo hanno la stessa struttura e contenuto, ma con carattere diverso: salvifico-ontico[4] per la chiesa e ontico-salvifico per il modello.

5 Princìpi per la Dottrina Sociale Cristiana

Da “Compendio della Dottrina sociale cristiana” ricaviamo quali sono i princìpi fondanti

«160 I principi permanenti della dottrina sociale della Chiesa  costituiscono i veri e propri cardini dell’insegnamento sociale cattolico: si tratta  del principio della dignità della persona umana — già trattato nel capitolo precedente — nel quale ogni altro principio e contenuto della dottrina sociale trova fondamento,‚ del bene comune, ƒ della sussidiarietà e „della solidarietà. Tali principi, espressione dell’intera verità sull’uomo conosciuta tramite la ragione e la fede, scaturiscono « dall’incontro del messaggio evangelico e delle sue esigenze, che si riassumono nel … comandamento supremo dell’amore di Dio e del prossimo e nella giustizia, con i problemi derivanti dalla vita della società ».343

 

5 criteri di sviluppo trascendentali utilizzati per la terza via

Riassumiamo qui quali sono i trascendentali dinamici utilizzati dal modello dinontorganico (non da quello marxista o consumista)

Educatività: autocostruzione della persona (preparazione a vivere ed agire)

Moralità: norma costruttiva per il bene comune

Socialità: autoattivazione della costruzione dell’unità nel Nuovo modello (costruzione di una convivenza funzionale)

Missionarietà: norma costruttiva organica del modello in funzione della costruzione di un tutto funzionale all’autoattivazione organica delle parti

Religiosità: dinontorganismo

Il confronto sinottico rivela l’analogia[5]

Trascendentali di un modello di sviluppo Princìpi della dottrina sociale cristiana
Educatività: autocostruzione della persona (preparazione a vivere ed agire)

 

 del principio della dignità della persona umana

 

Moralità: norma costruttiva per il bene comune

 

‚ del bene comune,

 

Socialità: autoattivazione della costruzione dell’unità nel Nuovo modello (costruzione di una convivenza funzionale)

 

„della solidarietà

 

Missionarietà: norma costruttiva organica del modello in funzione della costruzione di un tutto funzionale all’autoattivazione organica delle parti

 

ƒ della sussidiarietà

 

Religiosità: sintesi ripetitrice dell’assoluto costruttore della vita ( organico-dinamico o dinontorganico)

 

… comandamento supremo dell’amore di Dio e del prossimo

Possiamo concludere così come  fa il  Compendio della Dottrina Sociale cristiana al n° 262

L'attività umana di arricchimento e di trasformazione dell'universo può e deve far emergere le perfezioni in esso nascoste, che nel Verbo increato hanno il loro principio e il loro modello.

 

Da trascendentali a scienza

I princìpi  sono princìpi, ossia non bastano, perché  per entrare in Ideoprassiologoazione necessitano di essere  incarnati nelle scienze e tecniche a valore essenziale, ossia attive e necessarie per la costruzione del sociale. Il mondo globalizzato, proprio per la sua globalizzazione dinamica, si può costruire solo sulla ragione e sulla scienza e tecnica. E da questa scienza  passano poi nelle azioni individuali.

Galileo aveva ragione!

Poiché i princìpi si incarnano nella scienza è facile darsi conto che Galileo Galilei aveva ragione

«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamenteGalileo_Galilei_1 ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si intendere se prima non si impara a intender la lingua e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica[6]

Conclusione  con Benedetto XVI (Spe salvi)

«Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di Benedetto_XVI,sedutofatto una «prova» che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il «filosofo» e il «pastore» che ci indica che cosa è e dove sta la vita.»[7]

Grazie della vostra attenzione.

 

 

 

«104. Il pensiero filosofico è spesso l’unico terreno d’intesa e di dialogo con chi non condivide la nostra fede. Il movimento filosofico contemporaneo esige l’impegno attento e competente di filosofi credenti capaci di recepire le aspettative, le aperture e le problematiche di questo momento storico. Argomentando alla luce della ragione e secondo le sue regole, il filosofo cristiano, pur sempre guidato dall’intelligenza ulteriore che gli dà la parola di Dio, può sviluppare una riflessione che sarà comprensibile e sensata anche per chi non afferra ancora la verità piena che la Rivelazione divina manifesta. Tale terreno d’intesa e di dialogo è oggi tanto più importante in quanto i problemi che si pongono con più urgenza all’umanità — si pensi al problema ecologico, al problema della pace o della convivenza delle razze e delle culture — trovano una possibile soluzione alla luce di una chiara e onesta collaborazione dei cristiani con i fedeli di altre religioni e con quanti, pur non condividendo una credenza religiosa, hanno a cuore il rinnovamento dell’umanità. Lo ha affermato il Concilio Vaticano II: « Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia ispirato dal solo amore della verità e condotto con la opportuna prudenza, non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di alti valori umani, benché non ne riconoscano ancora la Sorgente, né coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere ». (126) Una filosofia, nella quale risplenda anche qualcosa della verità di Cristo, unica risposta definitiva ai problemi dell’uomo, (127) sarà un sostegno efficace per quell’etica vera e insieme planetaria di cui oggi l’umanità ha bisogno.»   Giovanni Paolo II, Fides et ratio,Libreria Editrice Vaticana  Roma 1998 ,  CONCLUSIONE    , §  n°/p..

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091998_fides-

[1] «Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il Logos, e il Logos è Dio, ci dice l’evangelista. »
Benedetto XVI,VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MÜNCHEN, ALTÖTTING E REGENSBURG (9-14 SETTEMBRE 2006) INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLA SCIENZA DISCORSO DEL SANTO PADRE Aula Magna dell’Università di Regensburg Martedì, 12 settembre 2006, Libreria Editrice Vaticana Roma 2006 ,  Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni.    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html.].

[2] 1Gv1:1 Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.

[3] «42. Talvolta nei riguardi della globalizzazione si notano atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana [102]. È bene ricordare a questo proposito che la globalizzazione va senz’altro intesa come un processo socio-economico, ma questa non è l’unica sua dimensione. Sotto il processo più visibile c’è la realtà di un’umanità che diviene sempre più interconnessa; essa è costituita da persone e da popoli a cui quel processo deve essere di utilità e di sviluppo [103], grazie all’assunzione da parte tanto dei singoli quanto della collettività delle rispettive responsabilità. Il superamento dei confini non è solo un fatto materiale, ma anche culturale nelle sue cause e nei suoi effetti. Se si legge deterministicamente la globalizzazione, si perdono i criteri per valutarla ed orientarla. Essa è una realtà umana e può avere a monte vari orientamenti culturali sui quali occorre esercitare il discernimento. La verità della globalizzazione come processo e il suo criterio etico fondamentale sono dati dall’unità della famiglia umana e dal suo sviluppo nel bene. Occorre quindi impegnarsi incessantemente per favorire un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza, del processo di integrazione planetaria.»   Benedetto XVI,CARITAS IN VERITATE,Libreria Editrice Vaticana Roma 2009 [,[    [   4. Capitolo terzo [    , § 4.FRATERNITÀ, SVILUPPO ECONOMICO E SOCIETÀ CIVILE n°/p.  http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html].

«194. Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di «cambiare il modello di sviluppo globale», [136] la qual cosa implica riflettere responsabilmente «sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni».[137] Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso..»   Francesco,Laudato Sii,Libreria Editrice Vaticana Roma 2015 [5-ALCUNE LINEE DI ORIENTAMENTO E DI AZIONE,[    [   IV POLITICA ED ECONOMIA IN DIALOGO PER LA PIENEZZA UMANA [    , §  n°/p. 58-59 http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.pdf].

 

[4] «…..persone si sono opposte allo strapotere dell’ideologia e dei suoi organi politici, e, mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo. Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell’antichità fino a Francesco d’Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l’amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell’anima. Lì la nuova « sostanza » si è comprovata realmente come « sostanza », dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova vita possiede veramente « sostanza » ed è una « sostanza » che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una « prova » che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il « filosofo » e il « pastore» che ci indica che cosa è e dove sta la vita.»   Benedetto XVI, Spe Salvi,Libreria Editrice Vaticana Roma 2007, Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva, § Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva n°8.

[5] «262 L’attività umana di arricchimento e di trasformazione dell’universo può e deve far emergere le perfezioni in esso nascoste, che nel Verbo increato hanno il loro principio e il loro modello. Gli scritti paolini e giovannei, infatti, mettono in luce la dimensione trinitaria della creazione e, in particolare, il legame che intercorre tra il Figlio-Verbo, il « Logos », e la creazione (cfr. Gv 1,3; 1 Cor 8,6; Col 1,15-17). Creato in Lui e per mezzo di Lui, redento da Lui, l’universo non è un ammasso casuale, ma un «cosmo»,574 il cui ordine l’uomo deve scoprire, assecondare e portare a compimento: « In Gesù Cristo il mondo visibile, creato da Dio per l’uomo — quel mondo che, essendovi entrato il peccato, “è stato sottomesso alla caducità” (Rm 8,20; cfr. ibid., 8,19-22) — riacquista nuovamente il vincolo originario con la stessa sorgente divina della Sapienza e dell’Amore ».575 In tal modo, ossia mettendo in luce, in progressione crescente, « le imperscrutabili ricchezze di Cristo » (Ef 3,8) nella creazione, il lavoro umano si trasforma in un servizio reso alla grandezza di Dio.»   Chiesa Cattolica,Compendio della Dottrina Sociale Cristiana,Libreria Editrice Vaticana Roma 2004 [PARTE SECONDA,[    [   PARTE SECONDA IL LAVORO UMANO [    , § I. ASPETTI BIBLICI n°/p.  http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html].

[6] Galileo Galilei,Introduzione alla filosofia,ISSR san Pietro martire Verona 2015 [,[    [   10.2 La rivoluzione scientifica. G. Galilei [    , § 10.2.2 La filosofia è scritta nel libro della natura in caratteri matematici n°/p. 62 ].

 

[7] Benedetto XVI, Spe Salvi, Libreria Editrice Vaticana Roma 2007 ,
Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento
e nella Chiesa primitiva , § Il concetto di speranza basata sulla
fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva n°8  ].