Appuntamento settimanale con la metafisica realistico integrale602

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Il passaggio da epoca storica statica e dinamica provoca una serie di fenomeni  apparentemente Nuova costruttivitàC3inspiegabili se non si conosce l’ente dinamico
7 – II «medioevo» della transizione  Se così è, come un’analisi storica ontologico-dinamica approfondita conferma, la «transizione» non può essere che lunga: una nuova « epoca storica di mezzo », un nuovo medioevo. Questa volta però non più di indole statica. Non più un medioevo «statico» come il classico Medioevo del passato, ma un « medioevo dinamico ». Perché dinamico, medioevo assai più complesso e difficile, e con prospettive di risoluzione molto più problematiche.La complessità e la difficoltà è quella tipica del dinamico-storico, per di più a valore ontologico e non solo fenomenico. E la problematicità della risoluzione è pure essa di natura dinamica, poiché, mentre lo statico è automatico, tanto da portare con sè una risoluzione automatica per la quale basta l’attesa passiva; il dinamico invece è « problematico ». E la sua risoluzione, anziché l’attesa passiva, porta con sè l’esigenza dell’impegno attivo, il quale, per essere incisivo e centrato, a sua volta porta con sè la necessità di illuminazioni profonde e di mobilitazioni impensate.CIVILTÀ INDUSTRIALE

La differenza tra i due « medioevi » può allargarsi all’infinito. Ma può riassumersi in qualche modo in questo giro di frase: il Medioevo dei secoli passati fu un Medioevo statico-sacrale, vissuto e subìto passivamente e risoltosi automaticamente in funzione della religione e della Chiesa, appunto perché appartenente alla vecchia epoca storica statico-sacrale.

L’attuale « medioevo » invece è dinamico-ideologico, impossibile a viversi e a subirsi passivamente, a meno di aspirare al suicidio. E la sua risoluzione è problematica, con tutta la problematicità teorica e pratica che porta con sè la realtà storica ontologico-dinamica e ideologica. Il suo travaglio è appunto ontologico-dinamico ideologico. E la sua negatività. quale emerge dall’attuale esperienza, è ontologico-dinamica ideologica, e non soltanto etico-sociale o religiosa.

Immaginare quindi le attuali ideologie che travagliano questo nostro medioevo come una ripetizione delle invasioni barbariche, se non riassorbibili automaticamente da una civiltà cristiana civica che più non esiste, riassorbibili almeno dal risucchio dei vortici della storia, è vivere, o più esattamente condannarsi a morire, di illusioni. Sono intanto queste nuove invasioni barbariche « ideologiche » a costruire la nuova società, la nuova cultura, la nuova civiltà, perché è l’ideologia come anima della prassi che costruisce la nuova realtà storica. E gli altri stanno più o meno a guardare, e ne vengono coinvolti più o meno passivamente, magari agitandosi vanamente.

L’attuale nostro medioevo fa già parte della nuova epoca storica dinamica, anche se ancora come epoca di transizione. Bisogna pertanto capirlo in questo suo senso, e per uscire dal suo « buio » da una parte, e non attizzare i suoi bagliori d’incendio dall’altra, cominciare ad accendere almeno le prime luci della futura epoca storica dinontorganica.

 

 

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